Di Lucio Toninelli
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Il periodico «Araberara», nel suo ultimo numero, ospita un «pezzo» dei promotori del Comprensorio sciistico Colere-Lizzola.
A leggerlo vengono davvero i balurdù (capogiri)! Volano milioni (di euro) come fossero coriandoli a carnevale, quando la sera te li ritrovi anche nelle mutande.
Non si riesce a stare dietro alle cifre mirabolanti promesse come manna dal cielo. Dal cielo, per ora, non arriva invece la neve. Quella programmata, arriva dai cannoni.
Con la stessa abbondanza programmata, dicono che pioveranno soldi su tutto e tutti: sui residenti e i seconda-casisti; i Comuni e le Comunità; gli esercenti, e le imprese. Hanno dimenticato solo gli agro-pastori, ma quelli raccoglieranno poi i residui col restello, nei pochi prati rimasti.
E’ tale l’entusiasmo che alla fine ci si innamora perfino della notizia che «il gettito fiscale» dei Comuni aumenterà a dismisura. Questa notizia è ribadita almeno 5 volte.
Il gettito fiscale, per chi se ne dimenticasse, sono le tasse che paghiamo noi residenti o proprietari di case. Quindi saranno soldi nostri, che pagheremo come tasse, perché Babbo Natale ha fatto lievitare il valore degli immobili, quelli in cui già viviamo. Purché, -dicono, – «i prezzi si allineino a quelli delle più prestigiose località vicine»: Aprica, Madesimo, Chiesa.
«Si tradurranno in servizi aggiuntivi», naturalmente. Sì, perché noi crediamo ancora in Babbo Natale e Santa Lucia. Come se asili, scuole, ospedali o trasporti pubblici dipendessero dal gettito fiscale dei comuni, e non dal numero di residenti e da decisioni ben più lontane dal territorio.
Non si capisce poi se le stesse cifre, ripetute più volte, possano essere sommate o se è solo una ripetizione ecolalica, come certi tormentoni delle «pubblicità mobili» dei Luna Park: «Venghino signori, venghino: la donna cannone, i cammello a tre gobbe, l‘elefante che vola e l’uomo ragno… E la lotteria milionaria!».
La sintesi della Reclame ospitata da Araberara, (ancora in edicola) è questa:
Il «progetto è sostenibile» – Qualunque sia il significato di questa parola magica che è rassicurante come l’etichetta «prodotto biologico», sui prodotti alimentari.
«È meno impattante di altri progetti precedenti». «Anche del vigente PGT». – Mai quei progetti non sono mai stati approvati infatti. E il PGT non è la Sacra Bibbia. È cambiato anche il clima nel frattempo, e senza chiedere il permesso a nessuno. Il PGT invece è immutabile?
«Avrà ricadute economiche positive (meno male!) per tutti». Ma «per Vilminore in particolare». – Forse perché questo Comune recalcitra, tanto che ora non vorrebbero neanche più consutarlo, il cattivo.
«L’estensione degli impianti è solo lo 0,1% del Parco delle Orobie». – Come dire che, siccome l’Italia è solo lo 0,002% del globo, potremmo farne un grande Parco Giochi. Magari a spese dei contribuenti.
«Lizzola da sola non è investibile». INVESTIBILE? Un gergo da mercato che rivela quello che intendono per «sviluppo sociale e turistico» della Montagna. Pensavamo che Lizzola fosse un Paese, una Comunità, una Identità: invece è niente più che un lotto di prati «più o meno investibili»? Una partita di carbone o di patate, o di impianti su cui mettere una opzione di acquisto?
«Ci vogliono oltre 35 milioni (di euro) che … possono arrivare solo dal pubblico». Questo ce lo eravamo già immaginato, tranquilli. Che si aggiungono a quelli già investiti negli ultimi decenni in quella stazione e finiti nel nulla. Più o meno come quelli di Colere Impianti, dopo 50 anni di vita: finiti all’asta all’unico offerente.
Prosegue la «Reclame»:
«Il vantaggio preponderante è per le Comunità interessate: più ricchezza, più gettito fiscale, (amò), più servizi». Prendi tre, paghi uno.
«È un’opera pubblica, realizzata da Privati». Con soldi pubblici e profitto privato. Sì.
«Senza investimenti, Lizzola muore». I Lizzolesi credo che si toccheranno le parti sacre. «O si collega a Colere o chiude replicando Alpe Arera e Val Canale». Questo è un autogoal: perché dovrebbe finire meglio stavolta, se il gioco è lo stesso? E comunque la colpa è nostra, se Arera e Val Canale sono finite a p.…..?
«È coerente con la pianificazione territoriale presente». – (Amò!) Ma la pianificazione territoriale è uno strumento dinamico che deve adattarsi alle condizioni ambientali e alle esigenze dei cittadini. O sono le esigenze del cittadino a doversi piegare a una logica errate o superata?
Poi si torna a suonare la corda dell’ambientalismo del progetto. E qui diventano commoventi:
«A Lizzola ci sarà un solo impianto anziché 3». «Per il collegamento con Colere, due impianti anziché i 3 previsti». Questo grazie anche al «piccolo foro» quasi invisibile che si farebbe sotto il Pizzo Petto.
La’ultima chicca, è che: «si creerà una Banca dell’Acqua». Cioè un laghetto innaturale poggiato sul suolo carsico della Val Conchetta. Quella sì, «investibile» con una distesa di pastica e catrame. Forse l’acqua sarà presa dalla Banca Centrale Europea? O forse pompata da Colere? Non si sa.
«Il Comprensorio riguarda solo lo 0.03% dell’estensione del Parco». (Amò!), Ma stavolta invece dello 0.1 % di cui sopra, è diventato 0.3%. Elasticità della montagna. Tanto chi mai andrà a misurarlo?
«Morale,» – concludono – «Non bisogna aver paura di rompere qualche uovo». Parabola decisiva; ma la frittata viene subito in mente.
La narrazione poi prende una curvatura iperbolica e le cifre cominciano a volare senza più limiti di zeri, né virgole né credibilità, da «La Réclame dell’Apocalisse: Una galleria dei deliri e dei disastri della digital advertising».
Aumento del valore delle case: del 50% circa, nelle località più vicine; del 10% in quelle oltre i 25 minuti.
Per le famiglie: fra 700 e 2500 milioni di aumento della ricchezza immobiliare
Per la sola Val di Scalve, sono più di 500 i Milioni creati: 125mia euro a testa.
Per le località limitrofe: Angolo, Boario…: Rilancio a nuova vita grazie agii impianti. Per quelle oltre?… Si vedrà
Per i Comuni?… La «Cuccagna»! Un aumento del gettito fiscale stimato dai 7 ai 27 milioni. Grazie soprattutto alle tasse raddoppiate sull’unica casa in cui già viviamo.
«Senta… scusi, ma quanto fa il totale?»
«È incalcolabile: da 50 miserabili milioni di investimento pubblico, a migliaia di milioni di ritorno. Miliardi, capisce? Minimo 2.5, così a bot. In 5 anni circa, si recupera interamente il capitale, con un plusvalore enorme. È come se lei prestaste i suoi soldi con l’interesse annuo del 18%. Ma dove la trova una banca così generosa oggi? E in più, la gente (siccome è c……), tornerà a vivere qui e le valli rinascerebbero – destagionalizzate – a nuova vita».
«Scusi, può fermarsi un attimo per favore? Mi gira la testa con tutte queste cifre» –
«Prego, prego»
«Ecco, volevo dirLe… NO, grazie! Lasci perdere, non ci serve»
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