Lettera da un affezionato turista

Lo spopolamento dei paesi della valle ha ben poco a che vedere con le stazioni sciistiche.

Parlate con gli artigiani, cuore pulsante della nostra economia, che di certo non smetteranno di alzarsi alle 5 del mattino per andare a Milano a lavorare solo perché a Colere (o a Lizzola) avrete bucato una montagna ed aggiunto qualche funivia.
Ditelo agli abitanti di Castione che, in piena stagione turistica, si trovano senza sindaco con il comune commissariato: nel centro del paese buona parte dei negozi è chiuso, molti giovani da anni cercano fortuna all’estero (ed a Clusone la situazione non è molto diversa).
Solo per citare due tra i più grossi bacini turistici della valle.

Pensate davvero di invertire questa tendenza grazie all’ampliamento del comprensorio sciistico?! Se in passato le amministrazioni locali avessero fatto meglio il loro lavoro, ora i comuni non sarebbero pieni di abitazioni vuote e di giovani in fuga. Case, case, solamente case… senza offrire ai residenti ed ai turisti validi servizi, infrastrutture, intrattenimento e opportunità lavorative a lungo termine. Pura speculazione edilizia che a fasi alterne ha arricchito solamente le tasche di pochi. La recente rivalutazione degli immobili in alta valle fa parte di un trend periodico a breve termine che prima o poi tornerà a smorzarsi senza apportare nessun beneficio alla comunità in termini di offerta lavorativa sul territorio. Il turista che possiede una casa difficilmente andrà in albergo e raramente mangerà al ristorante. Camminate per il centro di Bratto – Dorga e vi accorgerete che le agenzie immobiliari sono quasi più numerose dei negozi! Eppure vi assicuro che se dovessi vendere ora la mia casa comprata in lire negli anni ‘80 a stento recupererei la stessa cifra!
Ed ora volete farmi credere che, con l’ampliamento Colere-Lizzola, rilancerete il turismo estivo?!

Se non ci siete riusciti con i numerosi impianti già esistenti (probabilmente per mancanza di volontà, visto che negli anni in cui la neve – e i soldi – cadevano abbondanti vi bastava fare cassa nei due o tre mesi invernali, abbandonando quasi del tutto le stazioni nel periodo estivo) pensate di fare meglio in futuro?
Poco credibile, visto che la logica e la mentalità di molti amministratori ed “imprenditori” non è mutata. Ricordatevi che l’accoglienza non può essere una attitudine del singolo individuo ma deve essere un atteggiamento diffuso dell’intera comunità, nel capire che il turista è una risorsa e non “un salvadanaio con le gambe”.

L’accoglienza non la si crea con il denaro, l’accoglienza si crea prima di tutto con le persone.
Dimostrate di lavorare bene con le strutture di cui già disponete (ben fatto, e direi doveroso, era ed è il rinnovo delle stazioni sciistiche esistenti – vedi Colere) prima di mettere nuovamente le mani nel vasetto della marmellata pubblica.
Investite sulle persone, formate e stipendiate professionisti della montagna (guide alpine, accompagnatori, naturalisti, geologi, boscaioli, alpeggiatori, rifugisti, maestri di sci…) che possano lavorare sul territorio 365 giorni l’anno stimolando il turista con iniziative anche durante la bassa stagione.
Create una scuola della montagna, create interesse senza aggiungere altro cemento!
Rinnovate l’esistente, le numerose malghe ed alpeggi che stanno cadendo in rovina, riqualificandoli a strutture di accoglienza ed inserendoli in circuiti virtuosi in cui anche gli allevatori (pastori e bergamì) possano coinvolgere l’escursionista; pulite i sentieri; assecondate ll crescente interesse del mercato e-bike (mai stati a Finale Ligure? No?! Fatevi un giro e capirete cosa intendo); consorziatevi tra comuni invece di farvi le scarpe l’uno con l’altro.
Solo così manterrete vive le nostre valli. Sempre a Castione, per citare un esempio, Malga Cornetto, all’epoca punto di ristoro frequentatissimo, è ferma da anni nonostante i recenti e costosi lavori di ristrutturazione.

Esempi come questo ve ne potrei portare a decine, pertanto ditemi: dove sta la reale volontà di promuovere il turismo?!
Non entro nel merito poi delle questioni naturali (clima, assenza di neve, zone di tutela…), su cui mi sono già espresso in passato, ma ricordo ai “professionisti” del settore che quando dicono che l’impatto della famosa galleria sotto il Pizzo di Petto sarà nullo in virtù delle ridotte dimensioni dell’imbocco, forse stanno trascurando il fatto più importante, ovvero che l’aspetto estetico è un elemento secondario rispetto al reale impatto che l’opera potrebbe invece avere sul sistema idrogeologico sotterraneo (sorgenti, falde, bacini…).

E se vi state domandando ancora perché sia tanto scettico su questo ampliamento, ecco forse ho i miei buoni motivi.
Io sono quello…che versa l’IMU in valle da 40 anni, che trascorre ore in coda per percorrere 50 km, che ha fatto spesa nei vostri negozi, cenato ai vostri ristoranti, incollato le chiappe su seggiovie fredde e vetuste, spaccato gli sci su piste talvolta sassose o rimasto in attesa ad interminabili file per gli impianti di risalita pagando sempre lo skipass a prezzo pieno, parcheggiato l’auto su piazzali fangosi che solo a mettere gli scarponi ne uscivi insozzato…sono lo stesso scialpinista che nel medesimo parcheggio ora vengo allontanato e perseguito sulle piste quasi come un criminale, che vorrebbe vivere la montagna nella sua integrità senza nuovo consumo del suolo e del patrimonio naturalistico.

 

Anonimo Affezionato Turista


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