Ricordi e prospettive di una Scalvina

Sono cresciuta sulle piste da sci di Colere.
Lí ho costruito alcuni dei ricordi più belli che ho, spazi di libertà e condivisione… era una festa quando gli allenatori ci lasciavano scendere fino in paese con gli scarponi o uno sci solo, piccole cose viste da sguardi di adulti ma un’avventura divertente per noi piccoli. Siamo stati su quelle seggiovie e piste con ogni tipo di condizione meteo e per stagioni che, nei ruggenti ‘90, a volte andavano da novembre ad aprile inoltrato.
É stato bello, magico.

Quelle seggiovie lentissime ci davano tempo per le chiacchere e i racconti, a volte penso che in quel tempo a rallentatore ho iniziato davvero ad ammirare e apprezzare l’unicità della mia valle, ogni volta che mi perdevo a guardarla un pezzettino si fissava nel cuore.

Gli anni sono passati e le occasioni per sciare via via diminuite.

In parallelo sono nate nuove consapevolezze e non sono mai riuscita ad essere felice di sciare su neve sparata, ho iniziato a viverla come una cosa contronatura e poco rispettosa… come sfruttare qualcuno per togliermi uno sfizio.
Dall’altro lato più volte mi sono trovata a sperare che i miei figli potessero vivere quello che ho vissuto io… poi mi sono accorta che quello che mi auguravo per loro non era che diventassero provetti sciatori ma che potessero divertirsi a contatto con la natura, tra amici, che sapessero apprezzare il luogo speciale in cui hanno le loro radici, che si meravigliassero davanti alla maestosità delle rocce, al silenzio, alla condivisione di un panino e una barretta di cioccolato, che potessero conoscere la comunità che li circonda fatta di persone uniche che amano la propria valle.

L’idea di un maxi-comprensorio, hotel di lusso, persone che vengono per un mordi e fuggi senza cogliere l’essenza di quello che attraversano con fretta, caos, code, party in quota… non solo non mi trova d’accordo ma mi preoccupa per quello che può distruggere, dal punto di vista ambientale, ma soprattutto per l’impatto che può avere su una comunità che da sempre va di pari passo con l’ambiente che la circonda.
Ciò, a mio avviso, non significa che bisogna chiudersi a nuove possibilità ma che queste possiamo e dobbiamo costruirle noi per attirare persone che sanno apprezzare, affezionarsi, cercare il profondo, rispettare.

 

Patrizia Bettineschi


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