Di recente c’è stata una gran confusione circa un post pubblicato dal vicepresidente CAI – Sottosezione Valgandino che si è espresso contro la posizione del CAI Bergamo, senza mezze misure. Posizione che è stata erroneamente rilanciata dal sindaco di Valbondione, Walter Semperboni, come posizione ufficiale della sottosezione. E’ arrivata invece la smentita ufficiale, firmata dal presidente della sottosezione.
Qui un link a Dolomiti che riassume tutta la faccenda.
Vorremmo riflettere su un passaggio in particolare:
“Noi del Cai di Bergamo, che abbiamo le mani sporche di merda, ci arroghiamo il diritto di opporci a 3 piccoli impianti a fune in una zona non soggetta a tutela ambientale la cui mancata realizzazione comporterebbe un grave danno socio economico a paesi fortemente depressi da un punto di vista occupazionale, dove i suoi giovani, e non, si alzano alle 4 di mattino per andare a lavorare nei cantieri, precludendogli la possibilità la possibilità di un lavoro in casa, e tutto questo solo per la volontà di fare i puristi a tutti i costi e per essere politicamente corretti e rientrare nella categoria di radical chic. ”
1) I “3 piccoli impianti a fune“, riferendoci ai dati resi disponibili da RSI all’11-02-2025, sono gli stessi della cartina che già abbiamo pubblicato sul nostro manifesto, visibile QUI. A parte il tratto Lizzola-Mirtillo e una parte della pista del sole, si tratta di impianti (e lavori accessori) ex novo per kilometri, prevedendo la perforazione del Pizzo di Petto per 450 metri. Sono 3 impianti a fune così piccoli (più le piste, gli interventi accessori, le strade di servizio, l’impianti di innevamento, il bacino d’acqua su terreno carsico…) che tutto l’intervento è stato stimato in 70ml di euro. “3 piccoli impianti a fune” non descrive niente, è un’informazione finta.
2) “in una zona non soggetta a tutela ambientale“. Anche qui, errore. Come riportato sempre nel nostro manifesto al punto nr. 10: “…tutta l’area interessata dal progetto rientra nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Val Sedornia – Val Zurio – Pizzo della Presolana, un Sito RETE NATURA 2000 (codice IT2060005) all’interno del Parco Regionale delle Orobie Bergamasche”.
Citiamo direttamente la definizone da wikipedia: “Una zona speciale di conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva Habitat della Commissione europea, è un sito di importanza comunitaria (SIC) in cui sono state applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat naturali e delle popolazioni delle specie per cui il sito è stato designato dalla Commissione europea.[1]
Un SIC viene adottato come Zona Speciale di Conservazione dal Ministero dell’Ambiente degli stati membri entro sei anni dalla formulazione dell’elenco dei siti. Tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sui siti (ossia che non rispettano le “misure di conservazione” dei siti stessi) e che non siano non direttamente connessi e necessari alla loro gestione devono essere assoggettati alla procedura di valutazione di incidenza ambientale….”
Mettiamo QUI un collegamento alla cartina interattiva che potrete consultare, QUI un link al sito della regione dove potete cercare informazioni e la legenda. Per trovare tutto rapidamente è sufficiente scrivere come parola chiave “conservazione”, il settimo risultato ha i link. Altri dettagli, QUI la cartina che ben identifica il sito e QUI la scheda.
3) “…da un punto di vista occupazionale, dove i suoi giovani, e non, si alzano alle 4 di mattino per andare a lavorare nei cantieri, precludendogli la possibilità la possibilità di un lavoro in casa, e tutto questo solo per la volontà di fare i puristi a tutti i costi e per essere politicamente corretti e rientrare nella categoria di radical chic.”. Anche questo è un discorso complesso trattato in modo superficiale.
Il lavoro non c’è solo nei cantieri a Milano: Ardesio, Villa d’Ogna, Clusone, Rovetta, Onore, Songavazzo: tutti questi paesi hanno una realtà industriale attiva da anni, con i suoi periodi più floridi e i periodi più in crisi. Dire che le due alternative sono andare in cantiere a Milano o non lavorare è parlare a vanvera. Sicuramente da Lizzola a Clusone ci vuole un’ora. Come ci vuole da Clusone a Bergamo negli orari da ufficio.
Il lavoro in casa sarebbe la cosa migliore, ma quanti e quali posti di lavoro creano questi impianti? Lavori fissi o stagionali? Gli stipendi saranno adeguati all’aumento di costi che la realizzazione del progetto inevitabilmente comporta?
Quanto al discorso dei radical chic, avrebbe anche un po’ stancato. Seriamente, si trovino altri argomenti, e che ci siano ragionamenti dietro alle critiche. Perchè mentre veniamo accusati di dire “NO” a priori, le nostre motivazioni non vengano lette, nonostante siano ripetute di continuo, ma ci si accontenta di “argomentare” con luoghi comuni vuoti di significato. Forse è il fronte del “SI” che scarseggia di contenuti. L’ “anti radical chic” a priori che non sa nemmeno cosa sta criticando.